La Fiamma olimpica entra al Gaslini: Oddera in moto tra i reparti, applausi e un messaggio di speranza per i bambini

L’Istituto Giannina Gaslini ha ospitato una tappa simbolica del viaggio della Fiamma olimpica di Milano Cortina 2026, scelta dalla Fondazione organizzatrice come riconoscimento del ruolo dell’ospedale nella cura pediatrica. La Lanterna olimpica è arrivata al Padiglione 16 con l’ambassador Vanni Oddera e, tra giochi e doni ai piccoli pazienti, è stata accesa la Torcia affidata ai tedofori Gabriele Lanza (campione di hockey paralimpico ed ex paziente) e Giampiero Rondini

Genova, 10 gennaio – In un luogo dove ogni giorno si combattono battaglie silenziose, la Fiamma olimpica ha portato un linguaggio diverso: quello della luce, della forza e della comunità. Questa mattina l’Istituto Giannina Gaslini ha ospitato una tappa del viaggio della Fiamma olimpica di Milano Cortina 2026, scelta dalla Fondazione Milano Cortina 2026 come passaggio simbolico nella giornata del 10 gennaio. Un riconoscimento che lega lo spirito dei Giochi a un presidio che, per molte famiglie, rappresenta la prima parola quando si parla di cura pediatrica.
La scelta del Gaslini – indicato dagli organizzatori come primo ospedale in Italia a diventare tappa del viaggio – ha un significato preciso: portare la fiaccola in un contesto dove la speranza non è uno slogan, ma una pratica quotidiana, fatta di visite, terapie, attese, sorrisi strappati al timore e alla fatica.

Garrone: “Un simbolo di bellezza, speranza e futuro”
Il presidente dell’Istituto Gaslini, Edoardo Garrone, ha definito la tappa un momento di “grande emozione e responsabilità”. Accogliere la Fiamma olimpica, ha spiegato, significa far entrare in ospedale un simbolo capace di parlare di “bellezza, speranza e futuro”: valori che accompagnano ogni giorno il percorso di cura dei bambini e il lavoro degli operatori. Per Garrone è un episodio che unisce sport, solidarietà e attenzione all’infanzia, destinato a restare nella memoria della comunità del Gaslini.
Salis: “Non è solo sport, è un segno di pace e solidarietà”
Parole altrettanto intense sono arrivate dalla sindaca Silvia Salis, che ha ringraziato Fondazione Milano Cortina, l’ospedale e Vanni Oddera per aver regalato un momento di “profonda emozione”. Salis ha ricordato che la fiamma olimpica non è soltanto un emblema sportivo: è un segno di “pace, solidarietà e speranza” capace di parlare a tutti, ovunque. E ha sottolineato il valore particolare di questa tappa: la speranza entra in un luogo speciale, dove medici, infermieri e operatori si prendono cura dei bambini e delle famiglie nei momenti più difficili, ricordando – “qui, più che altrove” – che anche nelle prove più dure non si è soli.
È un messaggio che va oltre la competizione e oltre il gesto sportivo: le Olimpiadi, ha aggiunto, hanno il potere di unire comunità e popoli, riportandoci a ciò che “ci rende davvero umani”.
Nicolò: «Un messaggio di vicinanza ai bambini ricoverati e alle loro famiglie, ma anche un riconoscimento all personale sanitario»
«Portare la Fiamma Olimpica all’interno del Gaslini significa accendere un segnale forte, che va oltre l’evento sportivo: è un messaggio di vicinanza ai bambini ricoverati e alle loro famiglie, ma anche un riconoscimento al lavoro quotidiano di medici, infermieri e operatori sanitari». Così l’assessore alla Sanità di Regione Liguria Massimo Nicolò commenta la tappa del viaggio della Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026 all’Istituto Giannina Gaslini. «È in luoghi come questo – conclude Nicolò – che il valore simbolico della Fiamma trova il suo significato più profondo, unendo sport, solidarietà e attenzione alle persone più fragili».
L’arrivo della Lanterna e il percorso dentro l’ospedale
La mattinata ha avuto una regia quasi cinematografica. La Lanterna olimpica è arrivata davanti all’ingresso del Padiglione 16, portata dall’ambassador del Gaslini Vanni Oddera, figura ormai legata a doppio filo ai progetti che incrociano sport e benessere dei più piccoli. Da lì Oddera è entrato all’interno dell’Istituto attraversando atrio e corridoio centrale, fino alla Piattaforma Neurogastro, in un percorso pensato per portare il simbolo olimpico “dentro” la vita dell’ospedale, non soltanto davanti al suo cancello.
Ad accoglierlo c’era una rappresentanza ampia e significativa delle istituzioni e della sanità: la sindaca Salis, l’assessore alla Sanità di Regione Liguria Massimo Nicolò, il direttore generale del Dipartimento Sanità e Servizi Sociali della Liguria Paolo Bordon. Accanto a loro, il mondo Gaslini al completo, a partire dai vertici: il presidente Garrone, il direttore generale Renato Botti, la consigliera Marta Asquasciati, il direttore scientifico Angelo Ravelli, oltre ai primari Lino Nobili e Paolo Gandullia, e molti altri operatori.
Giochi, doni e “principesse della mototerapia”
Il cuore emotivo della visita è stato dentro i reparti, nella sala giochi: ad accogliere e intrattenere i piccoli pazienti, con giochi e doni, ci hanno pensato le “principesse della mototerapia”. Un’idea che, in un ospedale pediatrico, non è mai semplice animazione: è un modo per restituire normalità e leggerezza in un luogo dove spesso il tempo è segnato da appuntamenti clinici.
E poi l’immagine che ha acceso i sorrisi: l’arrivo di Oddera “in moto” dentro il reparto, con la Lanterna olimpica, a trasformare per qualche minuto un corridoio ospedaliero in una piccola corsia di festa.
L’accensione della Torcia e la staffetta tra i viali del Gaslini
Il viaggio vero e proprio della Fiamma, poi, è iniziato nello spazio esterno di fronte al Padiglione 16. Tra gli applausi, dalla Lanterna è stata accesa la Torcia olimpica, affidata ai due tedofori indicati dal Comitato Organizzatore: Gabriele Lanza, campione mondiale di hockey paralimpico ed ex paziente del Gaslini, e Giampiero Rondini.
A turno, i due tedofori hanno portato la Fiamma lungo i viali dell’ospedale fino all’uscita lato mare, in corrispondenza del Padiglione 13, prima che la staffetta ripartisse e la Fiamma proseguisse il suo percorso verso il Ponente ligure.
Una tappa che parla alla città
Il senso di questa mattina non sta soltanto nell’evento, ma nel tipo di incontro che ha messo in scena: lo sport che entra nella cura, la celebrazione che si fa vicinanza, l’idea di futuro che si posa – anche solo per un passaggio – accanto a chi sta affrontando una prova. Per questo la tappa al Gaslini è sembrata diversa: non un “fuori programma” nel percorso della fiaccola, ma un momento in cui il simbolo olimpico ha trovato uno dei suoi significati più concreti.
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